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Quadro macroeconomico

 

Quadro macroeconomico

1. L’economia dall’inizio della crisi

L’economia greca, dopo aver beneficiato di tassi di crescita significativi fino al 2008, ha sofferto un primo rallentamento nel 2009, a causa degli effetti sul Paese della recessione economica globale. Dal 2010 la crisi si è intensificata notevolmente a causa degli squilibri di bilancio del Paese e del peggioramento delle condizioni creditizie. A partire dal 2008, si è registrata una significativa contrazione del prodotto interno lordo (pari a circa il 25%). Il principale fattore all’origine della recessione è da identificarsi nella riduzione della domanda, indotta dalle misure di austerità adottate per far fronte alla sempre piu’ precaria situazione dei conti pubblici. Il reddito disponibile delle famiglie è crollato a causa dell’impennarsi della disoccupazione (particolarmente rilevante quella giovanile), dei tagli ai salari (pubblici e privati), della riduzione delle pensioni e del crollo dei redditi da capitale.
Tale quadro ha influito naturalmente sui consumi, anch’essi crollati nello stesso periodo di riferimento, pur mostrando negli ultimi anni segni di ripresa.
Secondo recenti stime dell’Istituto statistico greco, Elstat, resta rilevante la percentuale di popolazione a rischio di povertà ed esclusione sociale (più di un greco su tre), come anche significativo e’ il dato dei greci che versano in condizioni di grave deprivazione materiale (circa il doppio del dato italiano). Le proporzioni della crisi sono state tra l’altro accentuate anche da fattori di carattere finanziario, date le difficoltà del settore bancario (haircut sui titoli del debito pubblico, aumento delle sofferenze bancarie legate ai mutui immobiliari): la ricapitalizzazione dei principali istituti di credito ellenici si è resa dunque più volte necessaria. Nel 2015, le vicende politiche (referendum, nuove elezioni, scenario “Grexit”) e le misure di controllo dei movimenti bancari (c.d. “Capital controls”) hanno contribuito ad aumentare l’incertezza e ad aggravare la crisi dell’economia ellenica, nonostante l’approvazione del III Piano di salvataggio (Agosto 2015). Il raggiungimento dell’accordo con i creditori e le elezioni del settembre 2015, con la conseguente formazione di un nuovo Governo, hanno però costituito segnali incoraggianti e scongiurato lo spettro di un’uscita del Paese dell’Eurozona.

L'economia greca sembra tuttavia aver recentemente nuovamente intrapreso un lento e moderato cammino di ripresa: il PIL in aumento (tornato a crescere a tassi annuali al di sopra dell’1%) e una dinamica dei prezzi positiva seppur debole, hanno contribuito a una stabilizzazione della domanda aggregata . Si tratta di una tendenza espansiva trainata per lo più dalle esportazioni, che hanno mostrato dei tassi di crescita significativi negli ultimi anni, grazie ai riguadagnati margini di competitività, a seguito soprattutto della riduzione dei salari e della flessibilizzazione del mercato del lavoro. Anche gli investimenti nel Paese hanno ripreso a crescere, dopo un crollo repentino negli anni della crisi. Il clima attorno alla economia ellenica e’ tornato ad essere di moderato ottimismo, nonostante le debolezze intrinseche di un ciclo espansivo guidato dalle esportazioni in un contesto internazionale di crescenti tensioni protezionistiche e le difficoltà a trasmettere i riguadagnati margini di crescita alle famiglie: le previsioni dei principali istituti internazionali, come il Fondo Monetario Internazionale e l’OCSE, sono positive e l’attesa uscita dalla stagione dai Memoranda (agosto 2018), unitamente all’allentamento progressivo dei controlli sui movimenti di capitale, contribuiscono a tale tendenza. Per ulteriori informazioni si rimanda al rapporto dell’Elstat “Greece in Figures”.

 

2. Investimenti diretti esteri

A causa della crisi economica si è assistito ad una drastica riduzione dei capitali stranieri in Grecia, che hanno visto il valore minimo nel 2012. Negli ultimi anni si registrano invece segnali di un ritorno dell’interesse degli investitori verso il Paese. L’Italia nel periodo pre-crisi (2003-2008) era il sesto investitore (dopo Germania, Regno Unito, Francia, Belgio e Olanda). A partire dalla crisi, gli investimenti italiani si sono vistosamente ridotti: nel periodo 2009-2015 il nostro Paese è diventato l’ottavo investitore dopo Germania, Francia, Regno Unito, Cipro, USA, Spagna e Belgio. Oggi l’Italia e’ il settimo investitore e gli investimenti diretti italiani in Grecia rappresentano circa il 3% del totale degli investimenti esteri italiani. I settori di maggiore interesse includono il commercio, la logistica, l’energia, le infrastrutture, l’acquisto e la gestione di proprietà immobiliari, oltre a partecipazioni nel settore finanziario. Per ogni approfondimento si puo’ fare riferimento alle statistiche aggiornate della Banca di Grecia, al seguente link: http://www.bankofgreece.gr/Pages/en/Statistics/externalsector/direct.aspx.

 

3. Rapporti economici e commerciali

Con riferimento al commercio internazionale, la Grecia ha riportato il conto corrente in sostanziale pareggio, grazie alla dinamica delle esportazioni e ad una riduzione delle importazioni. Poco meno di un terzo delle esportazioni greche sono dirette verso Paesi UE, a fronte di un totale di esportazioni che si aggira attorno al 30% del PIL. Per contro, il Paese importa beni e servizi per una percentuale che si attesta, in media, al 33% del PIL, di cui poco meno della metà da Paesi appartenenti all’Unione Europea.

Secondo dati Istat, nonostante alcuni anni di flessione dovuta alla crisi, l’interscambio commerciale e’ rimasto relativamente stabile, attestandosi per vari anni tra i 6 e i 7 miliardi di Euro, con il saldo commerciale sempre a favore dell’Italia. Il nostro Paese risuta comunque essere sempre ai primi posti come fornitore di beni e destinatario delle merci elleniche (cfr. Rapporto dell’Elstat “Greece in Figures”). Nel 2018, l’Italia risulta essere il secondo fornitore della Grecia dopo la Germania (con una percentuale del 8,8% del totale), mentre è il primo Paese destinatario delle esportazioni elleniche (con una percentuale dell’11,1% del totale dell’export greco). Secondo i più recenti dati Istat, le esportazioni greche dirette al nostro Paese riguardano principalmente i settori dell'agricoltura (olio di oliva, frumento, tabacco), della pesca, dell'acciaio, dei laminati, del cemento e dell'alluminio. I comparti in cui maggiore è il flusso proveniente dall'Italia sono, invece, quelli delle attrezzature industriali, delle macchine utensili, dei mezzi di trasporto, dei prodotti chimici e dei beni manufatturieri (ad es. i mobili), a cui si aggiungono i settori agroalimentari, dei materiali da costruzione e del tessile (abbigliamento e accessori). Per ogni approfondimento, si rimanda alle pubblicazioni dell’Istat sul commercio estero ed ai dati Elstat.

4. Energia

Sono in corso o allo studio diversi progetti per l’approvvigionamento e il transito di energia. Il principale è il TAP - Trans Adriatic Pipeline, che condurrà il gas azero del Mar Caspio in Europa attraverso Grecia, Albania e Italia. I lavori sono iniziati nel tratto greco nel corso del 2016, nel tentativo di rispettare la scadenza del 2019 per l’entrata in funzione del progetto. È allo studio la realizzazione dell’IGB (interconnettore greco – bulgaro) avente lo scopo di rifornire di gas azero la Bulgaria e l’Europa sudorientale. Sono in
corso contatti trilaterali con Cipro ed Egitto e con Israele e Cipro, intesi ad approfondire le rotte per far affluire gas dal “Bacino del Levante” nel Mediterraneo Sudorientale in Europa, in un’ottica in cui Atene, sfruttando la propria posizione strategica, si collocherebbe come “hub” energetico nella regione: in tale contesto si colloca il progetto di gasdotto EastMed. È inoltre di attualità il tema del LNG: sono allo studio progetti per l’espansione del terminal di Revithoussa e per la costruzione di un terminal galleggiante ad Alexandroupoli. Interessante e prioritario rimane anche il settore delle energie rinnovabili. In tale campo e’ presente ENEL Greenpower, con interessi nel settore eolico e della geotermia.

Parallelamente, le operazioni di privatizzazione condotte dal Governo greco nel settore energetico offrono ampie opportunità di investimento: a) la privatizzazione di DESFA, l’operatore della rete di distribuzione di gas sul territorio greco; b) la vendita delle quote di proprietà del Fondo ellenico per le privatizzazioni – TAIPED/HRADF, in:

1. Hellenic Petroleum SA (la principale compagnia di raffinazione del petrolio grezzo di Grecia, che controlla impianti che contano per i 2/3 della capacita’ di raffinazione nazionale);
2. Public Power Corporation (PPC/DEI), società pubblica di produzione e distribuzione di elettricita’ in Grecia; 3. DEPA, società pubblica di importazione e fornitura e distribuzione di gas.

5. Turismo

La crisi economica ha avuto ripercussioni negative anche sul settore turistico, che contribuisce in maniera consistente all’economia ellenica (circa 20% del PIL, secondo il World Travel and Tourism Council - WTTC ). Il settore ha tradizionalmente rappresentato un “cuscinetto” contro la disoccupazione, generando, soprattutto nel periodo estivo, un consistente numero di posti di lavoro temporanei. Secondo lo stesso WTTC, nel 2018 il 17,4% del totale degli occupati è stato direttamente impiegato nel turismo e, se si considera anche l’indotto, tale cifra sale al 30,4%.
I dati sono in costante miglioramento, data anche l’instabilità dell’area del Mediterraneo. Secondo un’analisi della Banca di Grecia, nel 2018 hanno visitato la Grecia 30,12 milioni di turisti con introiti pari a oltre 11 miliardi di Euro.
Con riferimento alle abitudini turistiche dei greci, secondo la Banca di Grecia, il numero di viaggiatori ellenici all’estero ha superato i 5,8 milioni nei primi tre trimestri del 2018. L’Italia si è collocata al quarto posto della classifica dei Paesi più visitati, dopo Bulgaria, Turchia e Germania: 302 mila turisti ellenici hanno visitato nei primi tre trimestri del 2018 il nostro Paese, segnando un +10% circa rispetto all’anno precedente.




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